Un fine settimana a l’île de Sein

Un’isola che fa mezzo chilometro quadrato a 2 metri in media, sopra il livello del mare. Vuol dire che una onda un po’ più alta delle altre, durante una tempesta in alta marea, passerebbe sopra l’isola, e sopra la testa dei 200 abitanti.
L’île de Sein è l’isola più emblematica di tutta la Bretagna.

(nota della redazione: l’articolo è scritto i primi di maggio 2020 e fa riferimento a un fine settimana della primavera del 2019. Al momento della scrittura, la tragica pandemia di Coronavirus è attiva sia in Italia che in Francia con tutto il corollario di spostamenti limitati quarantene e confinamenti. L’articolo non ne fa volutamente riferimento. Solo eviteremo di dare consigli turistici come alloggi e ristoranti. Un viaggio stando a casa.)

Abbiamo preso il battello un sabato mattina di cielo grigio senza vento. Da Audierne a sud del Cap Sizun. All’inizio il battello costeggia la costa fino alla Pointe du Raz. La punta rocciosa defila a tribordo lasciando poi il posto a boe gialle, scogli, onde e al faro della Vieille che ci osserva alto e minacciante.

L’isola dista solo 8 chilometri dalla punta della Bretagna ma quel braccio di mare fa paura a tutti i navigatori e anche al pilota del battello che ci guida e che si rallegra di avere mare calmo questa mattina. Non sarà così al ritorno ma ancora non lo sappiamo.

Ecco un po’ di nomenclatura per aver l’aria di un lupo di mare. Sulla foto sopra da destra a sinistra allontanandosi: la punta “Pointe du Raz”, il passaggio “passage de Trouz Yar (appena 100 metri di larghezza accessibile solo a mare calmo), gli scogli “Roches de Gorle Greiz”, più lontano, il faro “La Vieille” sopra lo scoglio “Rocher de Gorlebella (che vuol dire “lo scoglio più lontano”, i bretoni sono sempre pragmatici con i nomi), la torretta gialla “Tourelle de la Plate”, poi il nostro battello nella parte più movimentata del braccio di mare e in fondo l’isola “île de Sein” talmente piatta che si riesce a vedere l’oceano, aldilà (cliccate sulla foto sopra per ingrandirla).

JOB Nicolas Vue aérienne de l’île de Sein – fototeca del CRTB Bretagne

Il battello attracca al pontile vicino al piccolo faro in bianco verde. Scendiamo sentendoci addosso gli sguardi della gente che attende il traghetto. Da sempre l’arrivo del traghetto è un momento speciale nella giornata di un isola, la posta, i pacchi i rifornimenti. È tutto uno scarico e carico.
Ci incamminiamo verso il “Quai des Paimpolais”, l’arteria principale del paese-isola almeno per la sua parte a nord mentre nella parte sud, il molo si chiama “Quai des Français Libres”. Il nome è tutto un programma, gli uomini di questa microscopica isola hanno avuto un ruolo simbolico importante durante la guerra di liberazione al seguito del Général De Gaulle. Ne parleremo dopo, per ora guardiamo le case colorate e abbiamo voglia di un caffè.

Prima osservazione, non ci sono automobili. Poi le strade sono piccole, le case sono quasi addossate le une con le altre. Quasi, nel senso che tra le case ci sono, non so come chiamarle, stradelle larghe come sentieri ma asfaltate come strade.

Non essendoci automobili, la tradizione vuole che le strade siano larghe quanto basta per rotolare una botte di vino. Più verosimilmente, questo labirinto di stradelle e case colorate preserva il paese dalle raffiche sferzanti di vento oceanico.

Un polittico moderno attira la nostra attenzione. Fragili isole. Da chiedersi come hanno fatto gli uomini per vivere su questo fazzoletto di sassi assediato dal mare. Non c’era acqua corrente, non c’è terra coltivabile, non ci sono alberi ne arbusti. Solo qualche orto con pochi centimetri di terra riparato dalle case. Il vento onnipotente e solo il mare come risorsa, la pesca e la navigazione.

Verso la chiesa, l’unica, abbiamo l’impressione come di salita. In effetti ci spiegano che la chiesa essendo l’edificio più importante, è stata costruita nel punto più alto dell’isola a ben 14 metri sul livello del mare.

Accanto alla chiesa due menhir sembra che si stiano raccontando gli ultimi pettegolezzi e in effetti vengono chiamati in bretone Ar Brigourien (les Causeurs i parlatori, quelli che si stanno parlando).

Usciamo dal paese, l’isola ha la forma di una “esse” inversa e andiamo verso sud-est, in direzione del molo dei francesi liberi e poi verso la fine della “esse” che funge da diga protezione del centro abitato. Il molo dei francesi liberi ci da lo spunto per ricordarci della storia del “appel du 18 juin” du Général De Gaulle.
Nel maggio del 1940 la Germania invade la Francia. Il governo francese di Petain firma l’armistizio. De Gaulle è a Londra e lancia dai microfoni della BBC una chiamata a tutti i francesi che sono in Inghilterra o che possono raggiungerla, per continuare la lotta contro la Germania. Questa chiamata diventerà il simbolo della resistenza francese. Dall’isola di Sein partirono per Londra via mare, 128 uomini. Praticamente tutti quelli validi. I 128 abitanti de l’Ile de Sein furono arruolati nel primo contingente del futuro esercito di liberazione e si dice che il Général De Gaulle durante la prima rassegna delle truppe, chiedendo a ognuno “da dove vieni marinaio?” e sentendosi ripetere una volta su quattro: “je suis de l’île de Sein mon général”, abbia esclamato: allora l’Île de Sein vale un quarto della Francia!
L’ Île de Sein è attualmente il comune più decorato di Francia con croce di liberazione, croce di guerra e medaglia della resistenza.

Finito il ricordo storico, arriviamo alla fine sud dell’isola. In questa zona esposta ai venti dominanti ci sono muri di contenimento che prolungano la diga naturale di sassi e rocce che proteggere il centro abitato e che forma un porto protetto per le barche a vela.

Torniamo indietro per raggiungere un B&B in paese con vista sul faro. Il resto della serata passa alla ricerca di un ristoro in uno dei pochi ristoranti sul famoso oramai Quai des Paimpolais.
Sorpresa, dal nostro alloggio possiamo godere di una bellissima vista sul Gran Faro dell’Isola di Sein (parafrasando il francese) dove andremo domani. Lui già ci sta chiamando con la sua firma luminosa. Non tutti sanno che….ogni faro ha una sequenza particolare di lampi che permettono di identificarlo di notte e da lontano. Provate a indovinare…

Domenica mattina, eccoci partiti verso il grande faro con alle spalle i rintocchi delle campane della chiesa del paese. Ci vorrà un chilometro, la metà dell’isola, su una strada stretta con le case che si diradano e i sassi che aumentano.

Il faro è alto e elegante in bianco e nero come i colori della Bretagna. Alto cinquanta metri, è stato ricostruito dopo l’ultima guerra. E ai suoi piedi si trova la centrale elettrica a gasolio, che alimenta tutta l’isola. L’isola ha un progetto di ricorso all’ energia eolica e solare che la renderanno autonoma e ecologica….fra dieci anni.

Giriamo di spalle al faro per guardare da vicino l’unica costruzione di questa parte dell’isola, la cappella dedicata a Saint Corentin. Corentin, primo vescovo di Quimper e secondo la leggenda uno dei sette santi fondatori della Bretagna.

E tempo di tornare al paese e al porto, trovando la stradella tra le case addossate le une alle altre.

Il molo è riempito di gente tra turisti e abitanti. Colorato e luminoso visto che il sole ha voluto rallegrare la domenica pomeriggio. C’è chi parla chi beve chi fa acquisti. Come in tanti altri paesi della costa bretone.

La foto cartolina dell’isola di Sein

Aspettiamo la partenza del traghetto che ci riporterà a Audierne. Il viaggio di ritorno sarà molto movimentato. Il battello comincerà a beccheggiare appena uscito dal porto e ancor di più durante il passaggio del “raz de Sein”. Solo la nostra previdenza che ci ha suggerito di stare sul ponte scoperto, ci eviterà problemi di stomaco, al prezzo di qualche doccia salmastra. Contrariamente all’ottanta per cento degli passeggeri che si sono infilati nel ponte coperto.
Tra una ondata e l’altra, mentre lo stomaco ci arriva in gola ogni 5 secondi, pensiamo ai decine di naufragi qualche volta tragici, che sono avvenuti intorno all’isola. Queste condizioni hanno forgiato gli abitanti alla tradizione dei salvataggi in mare. Una vera missione quasi una religione.
La redazione di Finisterre era troppo occupata durante la traversata di ritorno per poter filmare…per cui vi metterà un video del battesimo dell’ultimo canotto di salvataggio della conosciutissima e apprezzatissima SNSM Société nationale de sauvetage en mer dell’Isola di Sein




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