Il commissario Rossetto : morte nel sottopasso
1 puntata
La ragazza sapeva che sarebbe stato meglio incontrarlo fuori dall' ospedale: qualche volta si hanno dei presentimenti. Ma lui aveva insistito, e così eccola lì un po' infreddolita, aspettare nel sottopasso, pensando a una scusa plausibile per qualche collega passante, "ho fatto bene a portare il golfino" pensa e mentre pensa sente i passi. "Eccolo", lo vede arrivare con il solito portamento elegante. Lei sorride e alza il petto per far risaltare il seno e tira indietro le natiche, magari la chiamata per fare l'amore lì nel sottopasso "ma potrebbe passare qualcuo". Comunque l'idea la eccita, meno male che non ha rimesso il rossetto. Lui si avvicina ma non sorride, la ragazza gli vede luccicare qualcosa nella mano e sente un rumore strano e un caldo alla pancia, poi un altro rumore e sente il freddo del pavimento sulla guancia. Lo vede sopra di lei con ancora la pistola in mano. La ragazza non riesce a parlare e non si accorge neanche che sta morendo.
Pioveva. E quando pioveva lui detestava uscire. Anche qualche
goccia bastava a metterlo di cattivo umore.
"Commissario Rossetto, la macchina é pronta".
Alberto Rossetto non si era ancora abituato al quel "commissario" e mise un
po' di tempo a regire: infilò il soprabito, mise il cappello e scese nel cortile
della questura. In macchina c'era gia Anselmi che lo aspettava con l'autista.
"Guarda che questa mania di non usare l'ombrello a Bergamo la pagherai cara,
qui quando piove, piove sul serio"
"Anselmi, la madre ce l'ho già, non ti ci mettere anche tu. Cosa si sa della
ragazza?" "Luna storta eh?, dunque, la ragazza si chiamava Angela Caroncelli,
26 anni bella tipa, infermiera ai Riuniti in Chirurgia, l' ha identificata
una collega; non sposata, nessun fidanzato per quanto ne sapevano in reparto,
viveva in un appartamento in via XXIV Maggio."
"Dove é successo?" "Nel sottopasso tra l'ala est e l'ala ovest, sotto al piazzale
praticamente, a quell'ora di notte non passa mai nessuno, due colpi a distanza
ravvicinata poi uno dietro la nuca. L'opera di un killer"
"Il cadavere adesso dov'é?"
"Beh, non ha dovuto fare molta strada, in anatomia patologica".
Il profilo di Città Alta si vedeva appena tra la pioggia, qualche passante
curiosava tra i negozi del centro e due ragazze con enormi zatteroni trampolinavano
verso la vedovella. "Anselmi,"
"Si?"
"Ce lo vedi tu un killer aspettare in un sottopasso la domenica sera dove
non c'é mai nessuno, sperando che la vittima designata passi proprio di lí?"
"Eh come siamo sarcastici stamattina, diciamo allora che, come ipotesi di
partenza, la vittima é andata all' appuntamento sbagliato."
"Come ipotesi di partenza mi sembra più plausibile di quella del killer. A
meno che il cadavere non sia stato spostato."
"No, non ci sono segni per terra, e ci sono spruzzi di sangue sul muro."
"Antonio.., per favore, é lunedì mattina e ho appena fatto colazione."
"Beh, e allora?"
"E allora, devi dire proprio "spruzzi" di sangue, delle semplici tracce non
erano sufficenti?"
"No, non erano sufficenti visto che l'ultimo colpo é stato dato dietro la
nuca, se lo vuoi sapere sul muro non c'era solo sangue."
"Basta Antonio ho capito il quadro."
Erano arrivati all'entrata dell'ospedale, una vecchia struttura di bassi padiglioni
sparsi, dai colori ocra, dove per andare da Medicina a Chirurgia bisogna prendere
l'ambulanza. All'istituto di Anatomia il cadavere della ragazza era ordinatamente
disposto insieme agli altri in un ultimo subbuglio di uguaglianza e sicuramente
il cadavere vicino, tumore al pancreas, mai avrebbe pensato di trovarsi accanto
quel corpo cosí giovane e fresco che poche ore prima l'aveva cosí amorevolmente
curato negli ultimi momenti della sua vita da vivo. Rossetto, tolse il lenzuolo
e guardò i seni pieni della ragazza, ben disposti uno a destra e l'altro a
sinistra con una obbedienza alla gravitá segno sicuro di genuinità non protesica.
Il ventre molle, i fianchi larghi, e le gambe ben tornite, una ragaza sana
insomma che sicuramente riempiva benissimo il camice e che i vecchietti dell'ospedale
aspettavano con ansia quando veniva a ritirare il pappagallo. Rossetto guardava
e sentiva il medico con un solo orecchio:
"l'ora del decesso é da ascrivere tra le dieci e la mezzanotte, saró piú preciso
dopo l'autopsia. Nessun segno esterno di violenza, lividi o altro".
"Lei la conosceva?"
"Di vista, brava ragazza, molto coscenziosa, almeno dicevano i suoi colleghi,
era arrivata da poco, si era subito messa nel sindacato e anche nel WWF era
molto presa per l'ambiente gli animali e i vecchi".
"Come i vecchi?"
"Ci sapeva fare con i vecchi: quando qualche vecchietto faceva le bizze chiamavano
l'Angela, e lei con qualche parolina gentile gli faceva fare quello che voleva".
Mentre parlava aveva preso un bisturi e si era avvicinato al corpo della ragazza
puntando all'addome.
"Se vuole commissario può rimanere..."
Rossetto era già uscito, compostamente, solo un po' piú pallido.
(fine della prima puntata)