Bretagna – una settimana di vacanza a caccia di fari

Una settimana di vacanza in Bretagna a caccia di fari, questo è il tema dell’articolo. Per la precisione una settimana in vacanza nel Finistère, la punta della Bretagna dove sono concentrati i fari più spettacolari che siano in mare o sulla terra ferma. Un esempio di programma già pronto con aereo, trasporti e affitto, utilizzando le risorse pubblicitarie che si trovano sul sito, a meno di 1000 euro per due la settimana. Il sidro e le crêpes non sono compresi.


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Recentemente una lettrice della pagina del libro delle facce, alla vista del faro detto del “petit Minou” aveva ipotizzato un viaggio in Bretagna tutto concentrato sui fari. Presa in parola, ecco il programma di una settimana di vacanza per due persone fine aprile 2016 (dopo la foto)

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Il faro del Petit Minou al tramonto

Budget

  • Volo: cerchiamo in primavera, per esempio dal 25 aprile al 2 maggio, meno gente che in luglio o agosto e il clima è già buono. Approfittiamo della nuova linea aerea diretta Roma Rennes Ci costerà 300€ circa andata e ritorno per due.
  • Automobile in affitto: usando il sito di una nota compagnia di noleggio auto, presente su questa pagina, prenotiamo una francesina (parlo di una piccola auto) presa e lasciata a Rennes aeroporto per tutta la settimana. Il prezzo parte da poco più di 200€.
  • Casa in affitto: per partito preso, e per evitare di fare e disfare le valige, prevediamo una sola tappa strategicamente situata a Le Conquet. Sempre usando le risorse presenti sul sito, una altrettanto nota organizzazione (il loro sito è anche in italiano), presente in questa pagina, prenotiamo una settimana di vacanza in una casetta con vista sulla ria di Le Conquet  sicuramente piazzata benissimo per il nostro programma. Il sito di prenotazione ci preannuncia un costo di circa 300 euro.

Programma:

Primo giorno lunedì: Arriviamo all’aeroporto di Rennes a mezzogiorno, il tempo di prendere l’auto, e si parte sulla superstrada gratuita verso Brest e poi Le Conquet, ci vorranno tre ore. Abbiamo appuntamento con i proprietari che ci presentano la casa e la vista sulla ria. La ria assomiglia a un aber (cos’é un aber? ….una specie di fiordo. Cos’é un fiordo? …..). Ecco la vista che si potrebbe avere.

Le barche ormeggiate al riparo dietro il porto
Le barche ormeggiate al riparo dietro il porto

Disfiamo le valigie visto che staremo tutta la settimana, e infilate scarpe adatte, partiamo a piedi sul sentiero GR34 che passa proprio davanti alla casa in direzione della Pointe de Saint Mathieu. La costa è magnifica, al largo si vede l’isola di Ouessant e il sole scende tranquillamente sull’orizzonte ricordandoci che siamo nella regione del “ponente”. Dopo un ora di cammino arriviamo al faro di Saint Mathieu e all’abbazia omonima. È qui che la nozione di “fine della terra” prende tutto il suo senso.

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Ritorniamo al paese e alla casa dopo un altra ora di marcia. La costa è diversa solo per il semplice motivo di percorrerla in senso inverso. Arriviamo al mini-market di Le Conquet per comprare pane, burro salato, marmellata di fragole di Plougastel zucchero e caffè per la colazione di domani. La sera, prima cena a base di crêpes in creperia, prendiamo come al solito una “complete” poi una alle mele e caramello e una tazza di sidro. Dormiremo benissimo.

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il faro dell’ile Vierge

Secondo giorno martedì:

Oggi giornata prevista per la visita del più alto faro in pietra d’Europa (niente meno). Il faro dell’Ile Vierge. Partiamo in auto da Le Conquet direzione Plouguerneau a un ora di macchina verso la bellissima zona degli abers appunto. Il faro è visitabile grazie a una compagnia marittima che organizza delle escursioni giornaliere partendo dal porto dell’Aber Wrac’h. Oggi partenza ore 10, poi un’ora di navigazione per andare e per tornare, e un’ora sul posto. Torniamo a Le Conquet prendendo la strada della costa passando da Lannilis dove possiamo comprare ostriche direttamente all’allevamento di Prat Ar Coum


Terzo giorno mercoledì:
Oggi si parte verso Brest, città bistrattata da tutte le guide turistiche che, secondo Finisterre diventa sempre più interessante. In questa vacanza a caccia di fari, ci fermeremo alle porte della città per vedere il faro emblematico della stessa, quello che tutti i marinai che arrivano a Brest si rallegrano di vedere, con un nome che vuol dire “gattino” che proprio non si sa chi glielo ha dato.

In auto, dovremo stare attenti a riconoscere l’indicazione a destra “Le Minou” sulla strada per Brest, scendere verso il mare e parcheggiare alla spiaggia del Petit Minou, La spiaggia piccola ma ben orientata verso l’oceano ed è uno spot di surf frequentato da giovanotti con mute e tavole da surf. Notiamo la locanda appena sopra la spiaggia dove andremo a “rompere la crosta” (del pane) come dicono i francesi. Il posto assomiglia più alla cantina “Da Ornella” prima maniera delle valli bergamasche, che a un ristorante gastronomico ma il Milles et Une Lunes, ristorante culturale, è un indirizzo sicuro.

Si parte a piedi seguendo il GR34 verso Brest e a pochi centinaia di metri ecco subito il faro del Petit Minou posto davanti al forte omonimo collegato alla terra ferma da un ponte di pietra battuto dalle onde.

Phare du Petit Minou alla guardia di Brest
Il Phare du Petit Minou e il forte alla guardia di Brest

Poche centinaia di metri di sentiero non ci hanno soddisfatto per cui decidiamo di continuare  in escursione verso Brest via sentiero dei doganieri (GR34, sentiero litorale, stessa cosa). Un’ ora di sentiero percorrendo il litorale del “collo di bottiglia” come si dice cioè l’entrata della rada di Brest. Questo stretto corridoio è sottomesso a fortissime correnti di marea e quando “la bottiglia” cioè la rada si svuota per via della marea, non c’é modo di entrare se non grazie a potenti motori. Non per niente anche il potentissimo rimorchiatore di alto mare Abeille Bourbon, esce dalla rada in caso di mare grosso per non essere rallentato in caso di emergenza. Il sentiero è bellissimo in alto sulla scogliera, brughiere verdi ma anche pini marittimi, scogli con uccelli marini. Dopo un ora di marcia arriviamo alla antica batteria di cannoni che il Re Sole aveva fatto costruire dal suo architetto di fiducia Vauban, per difendere l’entrata della rada di Brest, porto strategico fin dall’antichità. Dopo aver cercato con lo sguardo la sorella cannoniera dall’altra parte della costa sulla penisola di Crozon, torniamo indietro. Arriveremo al ristorante alle 13 in tempo per farci servire il pranzo. Abbiamo fame.

La cannoniera Vauban
La cannoniera Vauban

Ce la prendiamo comoda al ristorante, e anche alla spiaggia guardando i surfisti, il pomeriggio passerà tranquillo e anche la sera, di riposo perché domani ci aspetta una giornata intensa: si va a Ouessant!


Quarto giorno giovedì:
Una vacanza a caccia di fari bretoni, non può assolutamente fare a meno dell’isola di Ouessant. Tra fari di mare e di terra Ouessant conta cinque fari uno più bello dell’altro. Oggi saremo al porto di Le Conquet per prendere il Fromveur partito da Brest di prima mattina e arrivare a l’isola di Molène e poi a Ouessant. Arriviamo alle 11 e affittiamo delle biciclette faticando un po’ per fare la risalita dal porto al primo faro un po’ sulla destra:
(questa parte dell’articolo è copiata da quello sull’isola di Ouessant)
Il faro dello Stiff é il più antico della Bretagna costruito su ordine di Vauban l’architetto del Re Sole nel 1699. Domina tutta l’isola sulla parte orientale più elevata. Sono in realtà due torri accoppiate una per il faro e gli alloggi dei guardiani e l’altra per la scala e il deposito del carbone (nel 1699 il faro funzionava a carbone evidentemente). Il faro si può visitare per godere del panorama straordinario in caso di bel tempo che può arrivare a coprire tutto il Finistère.

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Si pedala di buona lena fino al faro di Creac’h terzo dei 5 fari dell’isola, due in terra e tre in mare. Quello di Creac’h é posto all’estremo ovest dell’isola ed é molto potente, perché deve segnalare l’entrata della Manica alle navi che vengono dall’Atlantico. È stato costruito 160 anni dopo quello dello Stiff all’ovest dell’isola per un motivo se ci si pensa, abbastanza semplice: poter individuare l’isola nella notte, con un solo faro non si può sapere esattamente « da che parte » del faro é l’isola. Spero di essermi spiegato.

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Il faro di Creac’h

Il faro non  si visita, ma il museo dei fari sottostante é molto interessante. Creac’h in bretone vuol dire promontorio e se volete pronunciare correttamente dovete dire « creasc » con la sc come sciare e l’accento tonico sulla « a ». Intorno al promontorio le scogliere sono spettacolari, e spaventosamente belle.

Il resto della giornata si passa a girare per con le biciclette tra borghi colorati e scogliere mozzafiato senza dimenticare le due spiagge della baia Lampaul con acqua cristallina. I 3 fari di mare di Ouessant che mancano li vedremo domani con l’escursione in battello personalizzata. Ritorniamo al porto di buon passo anzi di buona pedalata, il battello di ritorno parte alle 16:30 e non aspetta.

Se siamo fortunati di ritorno al porto di Le Conquet, potremmo essere in orario per comprare  pesce fresco che più fresco non si può direttamente dai battelli da pesca. Per conoscere l’orario preciso del ritorno, meglio informarsi direttamente dal pescatore nel primo pomeriggio. L’ufficio di turismo ci ha comunicato i numeri di telefono (!)Bateau FLIPPER 3 : 06 85 55 40 76 – Bateau RIEN D’IMPOSSIBLE : 06 30 58 07 34 ou 02 98 89 17 68. Granchi, Crostacei, Coda di Rospo, Razza, San Pietro. Ci viene appetito al solo pensarci.

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Un battello da pesca e uno per il salvataggio. Sullo sfondo il faro di Kermorvan

Abbiamo scelto coda di rospo, o pescatrice che cucineremo in una ricetta classica della cucina bretone:
La coda di rospo all’armoricana:
In una casseruola, fate colorare in burro e olio, i pezzi di pesce a fiamma viva. Fiammeggiate con un po di cognac (evvabbé siamo in una casa in affitto il cognac non c’è ma voi comprate una bottiglietta piccola un mignon al supermercato). Togliete i pezzi di pesce e tenete da parte. Nella casseruola aggiungete scalogno, aglio e cipolla tritati finemente, poi pomodori freschi o pelati, un po’ di concentrato e vino bianco. Salate e pepate e lasciate cuocere scoperto per venti minuti. Poi aggiungete i pezzi di pesce e cuocete coperto per altri venti minuti. Accompagnare il pesce con patate bollite varietà charlotte.
Approfittando del fatto che stasera mangeremo a casa, decidiamo di accompagnare la pesca di una buona bottiglia di vino bianco comprata all’enoteca di Le Conquet, les Caves conquétoises, 18 rue poncelin in centro. L’enoteca vista da fuori non sembra granché ma la proprietaria ha un naso degno di un grand sommelier e i suoi consigli sono sempre azzeccati.


Quinto giorno venerdì:
Oggi come previsto la giornata più spettacolare. Abbiamo organizzato una escursione in battello personalizzata tramite Archipel Excursions, alla scoperta dei fari di mare della zona. Siamo partiti nel pomeriggio con un semi-rigido di 10 metri eravamo in una decina per incontrare i maestosi e mitici: Kéréon, La Jument, Nividic, oltre che rivedere Creac’h e Stiff dal mare. Momenti indimenticabili ai piedi di questi fari che guidano i marinai di ogni tempo (bella frase ma non ho alcun merito ho tradotto dal depliant della guida).
Tariffa : adulti 75€ – ragazzi da 7 a 12 anni 45€
Durata : circa 3 ore

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foto tratta dal sito di Archipel Excursions.

Sesto giorno sabato:
Questo giorno è dedicato a una gita in auto fino alla Cornovaglia cioè quella parte della punta della Bretagna situata sotto Quimper fino alla pointe du Raz. Zona ricca turisticamente parlando cominciando da Locronan, Quimper, e la costa. Oggi partiti al mattino ma comodamente, arriviamo a Quimper in fine mattinata e così ne approfittiamo per visitare il centro intorno alla cattedrale e per mangiare una crêpe oppure, se siamo stufi di crêpes, su questo sito, ci sono alcuni indirizzi sicuri per mangiare una buona pizza, basta cercare….

La parte fari della giornata sarà assicurata dal faro più visitato di Francia: (anche qui mi permetto di riprendere quello che ho scritto nell’articolo sui fari):
Il faro di Eckmühl a Penmarc’h – a dispetto del suo aspetto sobrio, il faro di Eckmülh è l’unico faro bretone ad avere sangue blu nelle vene. Fu costruito fine 19° grazie a un lascito della Marchesa Adélaïde-Louise d’Eckmühl de Blocqueville che stipulava che il faro dovesse chiamarsi col nome del padre. È alto più di 60 metri e illumina le notti della costa del Finistère sud sotto Quimper. È il faro più visitato di Francia e i visitatori possono ammirare la scala concentrica con le piastrelle di opalina e la ringhiera in bronzo. Una volta saliti i 300 gradini, il panorama permette di vedere dalle isole dei Glénant fino alla Pointe du Raz.

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Il faro della contessa di Eckmuhl

Di rientro verso Le Conquet, ci fermiamo a bere un bicchiere alla marina del porto di Brest e poi un plateau di frutti di mare al ristorante La Maison de L’Océan. Davanti al ristorante al molo, il rimorchiatore di alto mare L’Abeille Bourbon sonnecchia tranquillo anche se con le luci accese 24/24. Buon segno, vuol dire che non ci sono tempeste ne naufragi in corso. Dopo cena saremmo potuti andare al bar le Longchamp alla spiaggia del Mulino Bianco (sì sì, si dice proprio così la plage du Moulin Blanc). Dove un sabato al mese si balla salsa e bachata. Saremmo potuti andare ma siccome la vacanza è a caccia di fari, facciamo i celtici e non ci lasciamo attirare dai ritmi latini.

 


Settimo giorno domenica:
Domenica si fa la grassa mattinata come dicono i francesi, che vuol dire dormire fino a tardi al mattino. Poi abbiamo prenotato un pranzo allo Chateau de Sable, ristorante e Eco-hôtel recentemente stellato a Porspoder distante una mezzoretta di automobile. Dopo il pranzo, andiamo a fare conoscenza con l’ultimo dei fari della nostra settimana, il massiccio ma ben equilibrato Phare du Four. Per vedere il faro bisogna fermarsi alla chiesa di Porspoder affacciarsi al parapetto e guardare verso il largo. Il faro, di belle proporzioni sta solo in mezzo al mare a due chilometri dalla costa. Per vederlo bene, dobbiamo munirci di un binocolo o del teleobiettivo della macchina fotografica. Se siamo fortunati, alla luce del tardo pomeriggio, il faro si abbiglierà di collane bianche scintillanti quando le onde si infrangeranno sul suo zoccolo di scoglio. Se vogliamo andare ancora più vicino, possiamo partire a piedi verso la penisola di Saint Laurent davanti al ristorante, dove con un po’ di pazienza e un buon teleobiettivo, potremo scattare delle foto del faro con le onde gigantesche dietro.

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Le Phare du Four

La nostra settimana volge al termine, ci resta da comprare qualche souvenir, Le Conquet è ben fornita in negozi e anche qualche pittore rinomato vende qui, i suoi acquarelli.

Lunedì mattina si riparte all’alba, abbiamo ancora tre ore di auto per arrivare a Rennes, rendere l’automobile e prendere l’aereo partenza prevista alle 12:30. Siamo di natura ottimista e quindi non prenoteremo un albergo a Rennes per arrivare la sera ed essere sicuri di fare in tempo.


 

 

Un pensiero riguardo “Bretagna – una settimana di vacanza a caccia di fari

  • 16 luglio 2017 in 12 h 47 min
    Permalink

    Salve e grazie tante per la quantità di informazioni utili a chi come voi può essere interessato a questo tipo di vacanza particolare,che poi il punto di arrivo sia un faro o un palo della luce vittoriano c’è poca importanza ….(scherzo eh..) sicuramente tutto quello che si può vedere e incontrare in Bretagna nella zona del Finisterre e qualcosa di molto personale,che penso rispecchi il mio carattere un pò inquieto come quel mare e solitario come i fari per l’appunto, infatti e da qualche anno che mi è cominciata questa curiosità per le luci solitarie che però sono di grande aiuto da secoli per tutti quelli che cercano un porto o una direzione sicura.volevo ringraziarvi di cuore per il vostro racconto che mi ha fatto ancora più incuriosire e venir voglia di visitare quella parte d’Europa che tanto (magari solo idealmente poi verificherò) sembra somigliarmi caratterialmente. Saluti e buona strada.

    Risposta

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